Mer, 25 Feb 2026Inizia oggi una serie di riunioni che nei desideri del presidente della FIGC dovrebbe portare a una bozza di riforma nell’arco di un mese.DiRedazioneCondividi l'articoloGabriele Gravina (Foto: Gabriele Maltinti/Getty Images)Dopo un altro fine settimana di polemiche legate agli arbitraggi in Serie A, iniziano oggi i lavori per realizzare una classe di professionisti veri e propri, come studiato dal presidente della FIGC Gabriele Gravina.Come riporta l’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport, il primo appuntamento è fissato per le ore 15.00 in via Allegri, sede della Federcalcio per una riunione prettamente tecnica che vedrà coinvolto il designatore Gianluca Rocchi, con l’invito esteso anche al vicepresidente AIA Francesco Massini. Aprirà i lavori proprio Gravina. L’intervento dei presidente della Lega Calcio Serie A, Ezio Maria Simonelli, e di B, Paolo Bedin, sono previsti per il prossimo incontro.Con il primo incontro, in programma oggi, inizia così il percorso che ha come obiettivo quello di dare una forma concreta alla riforma illustrata giovedì scorso da Gravina alle componenti federali. In quell’occasione il presidente federale aveva chiesto chi fosse soddisfatto dell’attuale organizzazione arbitrale: tutti hanno scosso la testa, esprimendo una pressoché unanime delusione con annessa urgenza di svolta. Ed è da qui che inizia il percorso di riforma, in un clima tutt’altro che sereno.Ma cosa prevede questa riforma? Le linee guida definite dalla FIGC sono chiare, si parte da una bozza in 15 punti per arrivare alla definizione di questa rivoluzione arbitrale che ha come unico obiettivo quello di migliorare la qualità della categoria a partire già dalla prossima stagione. L’obiettivo è creare una società di diritto privato, partecipata al 100% dalla FIGC, completamente autonoma, dove confluirà un budget definito per il momento in 17-18 milioni, che arriveranno principalmente dalla Federazione e in quota parte dalle Leghe di A e B.In questa società ci saranno tre consiglieri di amministrazione indipendenti che saranno nominati dal Consiglio Federale e non saranno legati in alcun modo a club, AIA o alla Federazione stessa. Il CdA gestirà una parte tecnica e una parte amministrativa. La prima si concretizzerà con la nomina del direttore tecnico, chiamato a definire i nomi di chi rientrerà in questa classe d’élite. Di fatto un designatore che sceglierà chi deve dirigere cosa. Poi ci sarà un direttore amministrativo che curerà gli aspetti economici e burocratici, compresa la ricerca di sponsor e la gestione dei diritti d’immagine.I nodi da risolvere: la parte tecnicaOvviamente non mancano le questioni da risolvere. Il primo nodo riguarda la parte tecnica. Partendo da quello che succede oggi, le nomine arbitrali vengono proposte dall’organo politico dell’AIA, il Comitato nazionale. Ma ora Gravina vuole separare di netto il merito da ogni possibile valutazione politica, che rischia di tener conto di fattori, come l’equa rappresentanza dei territori, che non sempre premiano le competenze. Sotto la gestione diretta dell’AIA rimarrebbe quindi principalmente la formazione dei nuovi arbitri e la gestione fino alla Serie C, mentre i migliori saranno scelti dal direttore tecnico della nuova società.Non solo, quello che per alcuni arbitri era un diritto acquisito diventerà ora un rapporto solido, ma a termine. Ed è su questo che si basa il concetto di professionismo. Nel dettaglio, i nuovi entrati verranno prima pagati a gettone, poi, dopo l’approvazione del designatore, saranno assunti a tempo determinato, con tutte le tutele del caso. Si prevede un organico complessivo di 40 arbitri, 66 assistenti e 24 Video Match Officer.Nelle intenzioni di Gravina questo progetto dovrà essere definito nei suoi particolari nell’arco di un mese arrivando a una bozza definita da tutte le componenti, che sarà poi votata in Consiglio Federale. Quindi saranno necessarie alcune modifiche del Regolamento AIA che vanno approvate dal Comitato nazionale e qui ci si aspetta una certa resistenza da parte dell’Associazione Italiana Arbitri, anche se non sembra uno scoglio insormontabile da affrontare.Su questo punto non bisogna dimenticare la possibilità di un commissariamento dell’AIA – anticipata da Calcio e Finanza nelle scorse settimane – che a oggi è priva del suo presidente. Antonio Zappi, infatti, ha visto confermare l’inibizione a 13 mesi anche in secondo grado, ponendo di fatto fine al suo mandato da numero uno degli arbitri. Una resistenza abbastanza prolungata potrebbe quindi far tornare in auge un commissariamento, ma a oggi la FIGC vuole arrivare a una riforma arbitrale organica e appoggiata dalla più grande maggioranza possibile, così da superare ben presto le grandi polemiche di questa stagione.Developed by 3x1010