La salute dei calabresi è importante. Ma fino a quando non vengono toccati gli interessi di Trump e degli Stati Uniti. È stato un attimo per il governatore della Calabria Roberto Occhiuto passare dall’ “abbiamo già concordato con le autorità cubane” ad “abbiamo deciso di verificare una strada alternativa per il reclutamento degli ulteriori medici”. Nel mezzo gli incontri con gli emissari del governo statunitense, ma soprattutto la disastrata sanità calabrese che, senza i camici bianchi provenienti dall’isola comunista, rischia il default.Gli effetti dell’embargo degli Stati Uniti contro Cuba, infatti, toccano anche la Calabria che corregge il tiro, rischiando di mettere in discussione una delle poche iniziative che, sebbene non abbia rappresentato la soluzione per uscire dal piano di rientro e dal commissariamento, ha sicuramente dato negli ultimi anni una boccata di ossigeno ai medici calabresi.Ma andiamo con ordine. Nella Regione dove i concorsi continuano ad andare deserti (in quello del 2024 su 145 posti sono stati assunti solo 90 medici), dove i bandi certificano i numeri dell’emergenza (l’ultimo è per 705 medici) e dove il percorso per superare i problemi contabili nei bilanci di alcune Asp “ha avuto origine deduttiva”, i medici cubani sono diventati fondamentali: attualmente sono tra i 300 e i 400 e l’obiettivo era quello di arrivare fino a 1000. Se vanno via Occhiuto può chiudere interi reparti e pronti soccorsi di mezza Calabria.Tutto è iniziato lo scorso ottobre quando alla Conferenza delle Regioni arriva una nota del ministero degli Esteri, trasmessa attraverso la presidenza del Consiglio. Sullo sfondo ci sono le minacce dell’amministrazione Trump per chi fa lavorare i medici cubani. In quella lettera, infatti, si faceva riferimento a “sanzioni specifiche, come il divieto di ingresso negli Stati Uniti, per i funzionari di paesi terzi coinvolti nella contrattazione di missioni mediche cubane gestite dal Ministero della Sanità cubana”. In sostanza, a “marzo 2025 il governo statunitense ha confermato l’entrata in vigore delle restrizioni sui visti americani nei confronti di funzionari di Paesi terzi (e loro diretti familiari) che abbiano a vario titolo agevolato l’arrivo, nei loro rispettivi Paesi, di missioni mediche cubane e quindi di personale medico non contrattualizzato individualmente”, ma “ricorrendo alla intermediazione dello Stato cubano (tramite la predetta CSMC S.A.)”. Il riferimento è alla Comercializadora de Servicios Médicos S.A. che è proprio quella con cui ha stretto l’accordo la Regione Calabria. Accordo che è stato rivendicato da Occhiuto nelle sue “linee programmatiche per il governo regionale 2025-2030” firmate lo scorso 19 novembre.In una prima fase, infatti, il presidente della Regione sembrava voler tenere la barra dritta mettendo al primo posto la salute dei calabresi, per le cui cure fuori Regione l’ente, stando ai dati ufficiali del Fondo sanitario nazionale e di quello regionale, nel 2024 ha pagato 304 milioni di euro.Le parole di Occhiuto, tre mesi fa, non lasciavano dubbi sulle sue intenzioni di proseguire l’esperienza con i medici cubani. D’altronde, il loro contributo, nelle linee programmatiche della Regione, è stato da lui definito “preziosissimo” perché i medici cubani “rappresentano un supporto fondamentale per far fronte alle carenze e per assicurare assistenza là dove era più urgente”. Sembrava scontata, quindi, la decisione di andare avanti. Tutto era stato messo nero su bianco agli atti della Regione Calabria: “Abbiamo già concordato con le autorità cubane uno sviluppo dell’accordo sottoscritto negli scorsi anni, che prevede la selezione di ulteriori camici bianchi fino ad arrivare alla cifra complessiva di 1.000 medici cubani in Calabria. Come abbiamo già fatto in questi anni, verrà prorogato il termine per poter ospitare questi professionisti fino a quando il nostro maxipiano di reclutamento dei medici (quello delle 705 assunzioni, ndr) non ci darà piena autonomia”.Fin qui un Occhiuto galvanizzato dalla vittoria alle elezioni regionali e dalla riconferma alla guida della Calabria. Passano tre mesi e la barra inizia a piegarsi così tanto che “lo sviluppo dell’accordo già concordato con le autorità cubane” viene sacrificato sull’altare degli Stati Uniti che hanno intenzione di strangolare Cuba con l’embargo, anche a costo di spiegare a un presidente di una Regione italiana cosa deve fare.È lo stesso Occhiuto, infatti, che dà la notizia dell’incontro avuto nel suo ufficio a Catanzaro con l’ambasciatore Mike Hammer, incaricato d’affari statunitense a Cuba, e con il console generale degli Stati Uniti d’America a Napoli Terrence Flynn. Sarebbe stato troppo mettere alla porta i cubani dopo aver ricevuto il loro aiuto. Meglio parlare prima di “strade alternative”, sottolineando quanto sono stati utili, e poi dargli il benservito “per procura”.Con i due emissari Usa, infatti, Occhiuto dice di avere “avuto un lungo e cordiale colloquio, parlando delle urgenti necessità della sanità calabrese e delle complessità riguardo la missione dei medici cubani. Ho detto ad Hammer che i medici cubani, che stanno consentendo di mantenere aperti gli ospedali e i pronto soccorso della Calabria, sono ancora una necessità per la nostra Regione, perché la mia priorità assoluta è quella di assicurare il diritto alla cura dei cittadini calabresi che già hanno un sistema sanitario in condizione di grande difficoltà”. “Ai miei interlocutori – si legge sempre nella nota stampa – ho anche spiegato che avevo in animo, in questo 2026, di incrementare la missione dei medici cubani fino a 1000 camici bianchi caraibici”.Occhiuto “aveva in animo” ma non ce l’ha più. E qui inizia la “messa in riga” della Regione Calabria. “Nelle ultime settimane, però”, dice ancora, “anche in ragione di una proficua collaborazione instaurata con il Dipartimento di Stato Usa e con il consolato americano, abbiamo deciso di verificare una strada alternativa per il reclutamento degli ulteriori medici, e lo abbiamo fatto attraverso la pubblicazione (avvenuta a metà gennaio) di una manifestazione di interesse che si rivolge a tutti i camici bianchi Ue ed extra Ue che vogliano venire a lavorare in Calabria”. “Ho detto ad Hammer – conclude Occhiuto – che i medici stranieri sono assolutamente necessari, ma che la nostra Regione è disponibile ad accogliere tutti i medici (comunitari, extracomunitari, cubani non vincolati alla missione già esistente) che in autonomia vogliano venire a lavorare in Calabria, ed è disponibile a dare loro tutto il supporto logistico ed economico che abbiamo già garantito ai medici cubani che da qualche anno vivono da noi”.La giravolta è servita ed era stata anticipata da alcune dichiarazioni rese all’Ansa da Occhiuto in merito alle presunte pressioni esercitate dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, su diversi Paesi, tra i quali l’Italia, affinché venga interrotto l’impiego di medici cubani. “Una cosa è certa, – aveva detto il governatore – i medici cubani attualmente in servizio in Calabria resteranno anche nei prossimi anni. Sono stati, sono e continueranno a essere determinanti per garantire il funzionamento dei pronto soccorso e per mantenere aperti tutti gli ospedali della nostra regione. Avevamo un accordo per arrivare a mille medici caraibici in totale. Se il governo degli Stati Uniti intenderà aiutarci mettendo a disposizione nuovi medici stranieri per la Calabria, fino appunto ai 1.000 che ci servono, non abbiamo ovviamente alcuna preclusione: anzi, siamo pronti ad accogliere a braccia aperte chiunque voglia contribuire al rafforzamento del nostro sistema sanitario regionale”.Tradotto: se gli Stati Uniti ci mandano altri medici per noi vanno pure bene. Il tema però va oltre quello della sanità calabrese. Lo centra Angelo Bonelli di Avs che chiede alla “presidente Meloni se intende protestare con Trump per far rispettare la sovranità italiana? Il governo italiano chiarisca con fermezza che le politiche sanitarie del nostro Paese non si decidono a Washington”.L'articolo Medici cubani in Calabria, gli Usa minacciano sanzioni per chi li fa arrivare. Occhiuto cede e rinuncia a chiederne altri proviene da Il Fatto Quotidiano.