Estonia. Putin minaccia di puntare i missili se ospiterà basi nucleari

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di Giuseppe Gagliano –La dichiarazione del Cremlino secondo cui la Russia punterebbe le proprie armi nucleari contro l’Estonia qualora Tallinn ospitasse armamenti nucleari della NATO rappresenta molto più di una semplice reazione diplomatica. È il segnale che il confronto tra Russia e Alleanza Atlantica sta entrando in una fase qualitativamente più pericolosa, in cui la deterrenza nucleare torna ad essere uno strumento esplicito di pressione politica e militare.Mosca non sta minacciando un attacco immediato. Sta inviando un messaggio strategico: qualsiasi espansione della presenza nucleare NATO verso i suoi confini sarà considerata una minaccia diretta alla propria sicurezza nazionale e trattata di conseguenza. Questo linguaggio appartiene alla logica classica della Guerra Fredda, ma oggi si inserisce in un contesto più instabile, caratterizzato da una maggiore frammentazione geopolitica e da una riduzione dei meccanismi di controllo reciproco.L’Estonia, con la sua posizione geografica e la sua storia, rappresenta uno dei punti più sensibili della linea di contatto tra Russia e NATO. La disponibilità dichiarata da Tallinn ad ospitare armi nucleari non implica una decisione immediata, ma riflette una trasformazione psicologica e strategica profonda nei Paesi baltici.Questi Stati non considerano più la deterrenza nucleare come una garanzia astratta fornita dagli Stati Uniti, ma come una componente concreta della propria sicurezza territoriale. La costruzione di bunker, la creazione della linea di difesa baltica e l’accelerazione dei programmi di fortificazione indicano una preparazione a scenari di confronto diretto, non più considerati impossibili.Il cambiamento è dottrinale: la difesa non si basa più sull’idea di guadagnare tempo in attesa dell’intervento degli alleati, ma sulla capacità di resistere fin dal primo momento.Dal punto di vista russo, l’espansione della presenza nucleare NATO verso est rappresenta una minaccia esistenziale. La Russia considera la propria profondità strategica come un elemento essenziale della propria sicurezza. La riduzione di questa profondità, attraverso il posizionamento di capacità nucleari vicino ai propri confini, riduce i tempi di reazione e aumenta la vulnerabilità delle proprie forze strategiche.Per Mosca, la questione non è solo militare, ma anche politica. Accettare la presenza nucleare NATO nei Paesi baltici significherebbe riconoscere una perdita definitiva di influenza nella propria periferia strategica.La risposta nucleare minacciata ha quindi una funzione preventiva: scoraggiare decisioni che potrebbero alterare l’equilibrio strategico regionale.La crescente discussione in Europa sulla possibilità di rafforzare la deterrenza nucleare riflette una trasformazione più ampia. Il dubbio sulla solidità dell’impegno americano sta spingendo alcuni Paesi europei a considerare nuove opzioni, inclusa una maggiore dipendenza dagli arsenali nucleari di Francia e Regno Unito.Questo scenario rappresenta una svolta storica. Per decenni, la sicurezza europea è stata garantita quasi esclusivamente dal deterrente americano. Oggi, emerge la prospettiva di una deterrenza nucleare più decentralizzata e potenzialmente più complessa.Questa evoluzione potrebbe aumentare la sicurezza di alcuni Stati, ma allo stesso tempo aumentare il rischio di escalation e di errori di calcolo.Il confronto nucleare tra Russia e NATO non riguarda soltanto le armi, ma la percezione del potere e della vulnerabilità. Ogni passo compiuto da una parte viene interpretato dall’altra come una minaccia, generando una dinamica di azione e reazione.Il risultato è una spirale di militarizzazione progressiva, in cui la deterrenza, invece di stabilizzare il sistema, può contribuire a renderlo più fragile.L’Estonia, in questo contesto, non è semplicemente un piccolo Stato baltico. È diventata uno dei punti di contatto più sensibili tra due sistemi strategici contrapposti. E quando la deterrenza nucleare torna a essere esplicitamente evocata, significa che la fiducia reciproca è già stata sostituita dalla logica della preparazione al peggio.