“Sono tanti anni che portiamo avanti questo progetto, Sanremo è un’esperienza nuova ed emozionante ma le Bambole resteranno le Bambole. Questa è la nostra natura ed è impossibile cambiarla”, assicura Morgana Blue, chitarrista e fondatrice delle Bambole di pezza, anima rock di un Sanremo 2026 che spazierà tra diversi generi musicali. Sul palco dell’Ariston porteranno una ballad come ‘Resta con me’, ma il genere scelto – spiega Morgana in conferenza stampa all’Ariston – non deve ingannare: “Non è una novità – ricorda – anche nel primo disco c’erano ballad e canzoni romantiche. Abbiamo sempre avuto una coerenza con il passato e con il futuro. Il Festival non ci cambierà di una virgola”. Parte della band sono anche l’altra chitarrista Dani, la voce Cleo, la batterista Xina e la bassista Kaj. Ognuna con il suo riferimento musicale: dal metal alle sonorità ‘sporche’ e urlate del punk e del grunge, sino al dark e all’underground. Un cocktail musicale che è l’anima della Bambole. E ‘Resta con me’, racconta Cleo, “nasce dal desiderio profondo di creare qualcosa che fosse un messaggio nuovo e diverso rispetto a quelli già portati, sul tema della ‘sorellanza’”. E, giocando con il nome della band, Cleo aggiunge: “Le bambole di pezza sono un organismo, qualcosa che è unito da un filo. Sono artigianali, fatte con cura, create con qualcosa di grezzo. Noi cerchiamo di cucire ogni strumento musicale per costruire una canzone”. Se Sanremo non può cambiarle, per il gruppo rappresenta comunque qualcosa:“Contente di essere la prima band femminile su questo palco”“Siamo contente di essere la prima band femminile su questo palco – dice Morgana – perché purtroppo non ce ne sono mai state”. Perché le Bambole, da sempre, sono impegnate su tematiche femministe. “Per noi è importante – aggiunge la chitarrista – parlare di argomenti come le pari opportunità, la lotta alla violenza sulle donne. Qual è la canzone del Festival che ricordiamo? ‘Siamo donne’ di Jo Squillo ovviamente”. E Cleo aggiunge: “Mia nonna avrebbe voluto fare Sanremo me le hanno imposto di fare la donna di casa. Per me è una sorta di riscatto”. E, a proposito di Festival, chi vedrebbero le Bambole di pezza come prima direttrice artistica donna? C’è chi dice Elisa, chi Paola Cortellesi o Ema Stokholma. E poi il sogno per il dopo Sanremo: “Sarebbe bellissimo che ci fosse un’impennata negli acquisti di strumenti musicali nei negozi, da parte di bambine e bambini”, affermano. Questo articolo Sanremo 2026, Bambole di Pezza: “Cantiamo la sorellanza, il Festival non ci cambierà” proviene da LaPresse