di Daniela Binello –Per Cuba la situazione degli approvvigionamenti energetici e del fabbisogno di medicine e alimenti era già molto complicata, però è radicalmente peggiorata in seguito a quanto successo in Venezuela, con l’arresto di Nicolas Maduro deciso alla Casa Bianca da Donald Trump, perché il nuovo governo di Caracas, sebbene sulla carta sia rimasto fondamentalmente immutato, si è subito adeguato alla richiesta statunitense di sospendere gli aiuti nei confronti del governo dell’Avana. Il sostegno del Venezuela era molto importante perché riforniva Cuba di oltre il 65 per cento di greggio e gas naturale, mantenendo in piedi il sistema energetico cubano, oltre ad altri approvvigionamenti provenienti da Russia e Messico, ma in quantità molto più limitate.Il colpo di maglio imposto dall’amministrazione Trump, sottoposto a una forte pressione da parte del segretario di Stato Marco Rubio, nato a Miami da genitori cubani, ma di fede Maga, ubbidisce all’obiettivo di mettere in ginocchio il regime post-castrista accrescendo in maniera esponenziale l’isolamento dell’isola.Giancarlo Giannini e l’attore cubano Carlos Luis González. (Foto: pda).Ecco perché arriva al momento giusto in questo difficilissimo 2026, per accendere i riflettori sul contesto culturale di Cuba, il film Baracoa, opera prima cinematografica del regista cubano Luis Ernesto Doñas. Nato 41 anni fa a Placetas (Santa Clara), Doñas ha un ricco background come regista di opere liriche e teatrali, annoverando fra le sue collaborazioni internazionali anche l’Italia, dove risiede da alcuni anni.Per Baracoa non poteva mancare, quindi, un tocco da maestro di italianità, grazie alla partecipazione di un grande interprete del nostro cinema, Giancarlo Giannini, che nel film incarna il personaggio di Felipe, un rivoluzionario italiano naturalizzato cubano.La cosa straordinaria e incredibile al tempo stesso è che Giannini, che ha interpretato svariati ruoli in produzioni internazionali, non aveva mai visitato Cuba in vita sua, salvo accettare una trasferta di una settimana nell’isola per girare, diretto da Luis Ernesto Doñas, le scene di Baracoa che riguardavano il suo personaggio. Il film, infatti, è stato realizzato in varie location di Cuba, fra mille difficoltà come i frequenti black-out energetici, ma con la memorabile creatività dei cubani per trovare soluzioni a ogni genere di ostacolo, senza mai perdersi d’animo.Giancarlo Giannini. (Foto: pda).Baracoa, proiettato all’Avana Film Festival nel dicembre scorso, è tra i nominati alla prossima edizione dei Premios Platino del Cine y Audiovisual Iberoamericano nelle categorie Mejor Opera Prima e Mejor Música Original. Oltre a Giancarlo Giannini, il cast dei co-protagonisti è composto da Carlos Luis González e Yadier Fernández. La produzione, con la collaborazione del noto sceneggiatore Filippo Ascione (scomparso nel gennaio 2026), è di Francesco Papa.A Roma Baracoa è stato presentato in anteprima al Nuovo Cinema Aquila con la partecipazione del nuovo ambasciatore della Repubblica di Cuba in Italia, Jorge Luis Cepero Aguilar.L’attore cubano Yadier Fernández. (Foto: pda).Il film racconta della scomparsa di Felipe (Giancarlo Giannini) e si snoda come in un imprevedibile road movie in un lungo viaggio per andare a disperdere le sue ceneri a Baracoa, la città più antica di Cuba, situata all’estremità del lembo sud-orientale dell’isola. Baracoa è raggiungibile, ma non troppo facilmente, tramite la Farola, una strada panoramica, frutto delle meraviglie dell’ingegneria civile cubana, che attraversa la suggestiva foresta selvaggia che la separa da Guantánamo. Il viaggio condurrà Pepe (interpretato dall’attore cubano Carlos Luis González) e il medico Jimmy (interpretato da Yadier Fernández) a superare i loro pregiudizi l’uno verso l’altro, in un percorso intimo di profonda trasformazione verso la remota Baracoa, dove i loro mondi opposti finiranno per sciogliersi come neve al sole. Perché tutto questo per raccontare Cuba? Perché le rivoluzioni, quelle vere, non finiscono mai.