AGI - "Distruggeremo i loro missili e raderemo al suolo la loro industria missilistica. Annienteremo la loro Marina". Lo ha affermato il presidente Usa Donald Trump, dopo l'attacco congiunto di Washington e Tel Aviv contro Teheran, assicurando anche che farà in modo che i gruppi armati della regione filoiraniani "non possano più destabilizzare la regione o il mondo e attaccare le nostre forze armate".Dietro le dichiarazioni di Trump, c'è la paura di una pericolosa 'guerra ombra", che vede contrapposti Stati Uniti e Israele contro l'Iran, in quel braccio di mare, un po' più largo e un po' meno lungo dell'Adriatico. Il controllo dello Stretto di Hormuz consente infatti al regime iraniano di bloccare il passaggio delle petroliere causando gravi danni al commercio mondiale. Perché lo stretto di Hormuz è crucialeQualche numero aiuta a capire perché una chiusura dello Stretto sarebbe un problema enorme, anche se particolarmente costosa per la stessa sopravvivenza economica iraniana. Stiamo parlando di un passaggio largo appena cinquanta di chilometri, che unisce il Golfo Persico e il Golfo dell’Oman, e che quindi può essere controllato facilmente, impedendo completamente il transito. Vorrebbe dire fermare il 30% del petrolio che gira via mare, che vale un quinto del petrolio prodotto al livello globale. Ma non solo. Perché la stessa rotta la compie circa il 20% delle spedizioni di GNL, il gas liquefatto che soprattutto dallo scoppio della guerra in Ucraina, con il conseguente sostanziale stop all'esportazione di gas russo, è diventato una risorsa fondamentale soprattutto per i paesi occidentali, ovviamente Italia inclusa.Il crocevia mondiale del petrolioIl budello di Hormuz è dunque il crocevia mondiale del petrolio via nave. Da un punto di vista geopolitico, il Golfo Persico è l'unica area che separa l'Iran dalle monarchie del Golfo e, di conseguenza, dalle basi statunitensi presenti sul loro territorio. Ma, soprattutto, è tra le più grandi riserve di petrolio e gas al mondo e, pertanto, uno dei principali snodi per il commercio globale di idrocarburi.Importanza economica e geopoliticaIn media oltre 20 milioni di barili attraversano lo stretto di Hormuz su base giornaliera. La partita che si gioca in quest'area, è dunque di primaria importanza economica e geopolitica. Allo stato attuale è solo possibile ipotizzare i vari schieramenti in cui oggi è diviso il Golfo Persico mentre Israele e Stati Uniti si contrappongono all'Iran nel Golfo dell'Oman. Inoltre l'Iran potrebbe voler riaffermare il proprio controllo sullo Stretto di Hormuz, l'importantissimo checkpoint da cui transita circa il 30% del petrolio commerciato via mare.Perché Trump parla di "annientare la marina"La minaccia di "annientare la Marina" iraniana va letta come un messaggio chiaro: Washington non può permettere che si arresti per chissà quanto tempo un quinto del traffico mondiale di petrolio - il quale avrebbe delle ricadute durissime sui mercati - e intende ribadire al contempo che qualsiasi tentativo di chiusura dello Stretto verrebbe considerato un atto di guerra su larga scala.Obiettivi dell'azione militareColpire la Marina e l’industria missilistica significherebbe neutralizzare in un colpo solo, la capacità iraniana di bloccare il traffico commerciale, la rete di basi costiere lungo il Golfo Persico e l’infrastruttura industriale che produce missili balistici e antinave.Non si tratterebbe quindi solo di una rappresaglia militare, ma di un’operazione volta a eliminare in modo strutturale lo strumento principale di pressione di Teheran.Negoziati sul nucleare iranianoLe mosse americane si inseriscono anche nel contesto dei negoziati sul programma nucleare iraniano. Trump, da tempo, aveva minacciato che il fallimento dei colloqui avrebbe aperto la strada a un’azione militare. Nei giorni scorsi, a Ginevra, l'incontro tra Washington e Teheran aveva prodotto, secondo entrambe le parti, passi avanti e programmato un altro incontro a Vienna, che dopo l'attacco americano e israeliano potrebbe saltare.