Silenzio: è tempo di musica. Ma “sono circa 7 milioni gli italiani con una qualche forma di indebolimento dell’udito, mentre a fare i conti con forme più impattanti sono 2 milioni”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è Domenico Rosario Cuda, direttore di Otorinolaringoiatria dell’Ausl di Piacenza e presidente della Società italiana di Audiologia e Foniatria (Siaf), che in occasione del Festival di Sanremo fa il punto sulle minacce per il nostro udito, con un focus sui musicisti: per loro il nemico si chiama acufene.“Facciamo una premessa: l’udito si basa su un organo in cui gli elementi nobili sono pochi. Parliamo di poche migliaia di cellule ciliate nella chiocciola, che trasformano i suoni in segnale elettrico, inviato poi dai nervi al cervello. Ognuna di queste cellule è grande come un globulo bianco del sangue (che però sono molto molto più numerosi). Non è un caso – aggiunge lo specialista – che queste celluline si trovino ben protette in una capsula ossea oltre il timpano”. Una specie di cassaforte dell’udito. Mimmo CudaUn tesoretto da proteggere fin da piccoliQueste cellule chiave purtroppo non aumentano col tempo. “Si tratta di una sorta di tesoretto, da custodire per tutta la vita. Ecco perché con l’età è inevitabile che i tessuti invecchino e che ci sia una leggera perdita dell’udito. Ma a questo fenomeno si vanno ad aggiungere le aggressioni subite nel corso della vita dalle nostre cellule ‘chiave’, che purtroppo non hanno capacità rigenerativa”.Insomma il nostro udito si basa su un patrimonio “che può essere solo eroso. Dunque tutelarlo fin da bambini farà la differenza. E questo vuol dire evitare i rumori eccessivi – dice Cuda -ma anche la musica troppo alta e le maratone con i videogame a tutto volume. Occorre poi vaccinarsi con le malattie infettive, come la meningite, che possono impattare sull’udito, ed evitare di sottovalutare le otiti curandole sempre e seguendo le indicazioni del medico”. Poi ci sono i casi di sordità con un substrato genetico, “su cui non possiamo agire. Ma ricordiamo che in questo campo non c’è un momento preciso per un prima e un dopo: dobbiamo fare prevenzione per tutta la vita, a partire dall’infanzia”.L’orecchio assolutoRestando in tema Sanremo, c’è anche chi ha un udito speciale, da supereroe: “Parliamo dell’orecchio assoluto, caratteristica di molti musicisti. Una capacità di finezza percettiva straordinaria – precisa Cuda – sia verso il dominio delle frequenze, che delle intensità. Infatti quando ci troviamo a curare un musicista per un acufene o una perdita uditiva, vediamo che fa tantissima fatica ad adattarsi perché aveva capacità straordinarie di decrittazione del segnale uditivo che non ha più. Insomma, l’orecchio assoluto esiste ed è comune fra i musicisti”.Musicisti e acufeneGli artisti però vanno incontro più spesso di altri a un problema noto fin dai tempi di Ippocrate: l’acufene. “Se si interrogano i musicisti pop e rock – dice lo specialista – scoprirete che moltissimi sono andati incontro a problemi come ipoacusia o acufene”. Pensiamo al personaggio di ‘A Star is Born’ interpretato da Bradley Cooper. “Ma anche a Piero Pelù e a Caparezza, fermati a lungo dall’acufene. Chris Martin del Coldplay nel 2012 ha raccontato di soffrire di acufene a causa di un consumo prolungato di musica ad altissimo volume e di questo problema ha parlato in una canzone”, ricorda lo specialista. Ma l’acufene si può curare? “Si può riabilitare – risponde lo specialista – con delle terapie cognitivo comportamentali e sonore, con ottimi risultati. Il messaggio è: se, soprattutto dopo i 50 anni notiamo difficoltà uditive o ce le fanno notare gli altri, consultiamo uno specialista, non un audioprotesista. Perché la scorciatoia ‘sordità è uguale ad apparecchio acustico’ è sbagliata. Occorre una diagnosi corretta prima e una terapia corretta poi”. Un aiuto dalla tecnologiaPer proteggere l’udito “sono molto utili le app sullo smartphone che segnalano se si è ascoltata musica a volumi troppo elevati o troppo a lungo. O che eseguono un monitoraggio del rumore di fondo”, dice Cuda. Pensiamo all’app Rumore su Apple Watch, che controlla l’intensità dei suoni nell’ambiente circostante e avvisa con un tap quando i livelli potrebbero essere pericolosi per l’udito. Le nuove cuffiette invece sono state disegnate per ridurre l’esposizione al rumore passivo. Inoltre con le AirPods Pro 2 e AirPods Pro 3 è possibile fare un test dell’udito validato scientificamente. In 5 minuti si avranno i risultati, da conservare ed eventualmente condividere con il proprio medico. “Queste soluzioni ci aiutano a fare attenzione ai livelli pericolosi di rumore e – nota lo specialista – trovo che siano sistemi estremamente utili a scopo di educazione e prevenzione. Io stesso suggerisco chi ha uno smartphone di ultima generazione di usare il sistema di rilevazione e monitoraggio dei livelli sonori. Il mio lo fa e consente di fare anche dei test dell’udito da portare al medico, una sorta di screening a mio parere molto utile per sensibilizzare le persone, prevenire e mettere in luce l’esistenza di un problema. Non a caso per il 3 marzo, Giornata mondiale dell’udito, abbiamo scelto il motto ‘Sordità, un problema nascosto’: perché in effetti vediamo solo la punta dell’iceberg dei problemi di udito”, conclude Cuda.Questo articolo A Sanremo udito in primo piano, mentre per i musicisti l’incubo è l’acufene proviene da LaPresse