L’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, spirato il 21 febbraio dopo il fallimento del trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre all’ospedale Monaldi di Napoli, si muove su due fronti: l’incidente probatorio per l’autopsia e le testimonianze raccolte dalla procura, che delineano il clima interno al reparto e le ore drammatiche dell’intervento.Incidente probatorio e richiesta di ricusazioneFrancesco Petruzzi, avvocato della famiglia del bimbo, ha depositato al giudice per le indagini di Napoli un’istanza di ricusazione per uno dei tre medici nominati per l’autopsia del bimbo. “Il cardiochirurgo nei dieci giorni precedenti alla sua nomina per l’autopsia ha espresso chiaramente sui giornali la sua posizione – spiega l’avvocato – Inoltre è autore di una pubblicazione scientifica realizzata con uno dei medici attualmente indagati”.La ricusazione riguarda Mauro Rinaldi, professore ordinario di Cardiochirurgia dell’Università degli Studi di Torino e Direttore S.C.U. Cardiochirurgia, componente del collegio peritale insieme a Luca Lorini, Direttore del Dipartimento di Emergenza, Urgenza e Area Critica della ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo, e Biagio Solarino, Professore Associato di Medicina Legale e Direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina Legale dell’Università degli Studi di Bari. Petruzzi ha spiegato che “non sussistono i presupposti di terzietà così come previsto dall’articolo 37 del codice di procedura penale”. L’incidente probatorio sarà decisivo per chiarire cosa sia accaduto al cuore giunto da Bolzano, se è stato danneggiato già durante le fasi del prelievo quando un chirurgo austriaco – presente con una equipe di Innsbruck per prelevare fegato e reni – fu costretto a intervenire con una manovra correttiva. Testimonianze e chat: il clima nel repartoLe indagini hanno raccolto testimonianze e messaggi WhatsApp che ricostruiscono le ore drammatiche in sala operatoria e il clima all’interno del reparto di Cardiochirurgia. “Il clima nel nostro reparto non era dei migliori. Negli ultimi anni sono andati via circa una cinquantina di persone a causa del clima di conflittualità ingenerato dal carattere del dottor Oppido” riferisce ai pm un tecnico perfusionista. Sollecitata dal pm, la teste ha ricostruito anche i giorni seguenti l’esplosione mediatica del caso: “Il 10 febbraio sono stata chiamata nella stanza del dott. Oppido (il primario che ha condotto l’operazione di trapianto che figura tra gli indagati, ndr). Mi disse in tono minaccioso e con la cartella Cec avanti: ‘Come è possibile che io ho clampato alle 14.18 quando il cuore era fuori dall’ospedale?’ Poi – guardando la sua equipe – diede un calcio al termosifone esclamando: ‘Hai visto con che gente di merda ho a che fare?’. Andai via molto amareggiata. Successivamente ho parlato con un’altra infermiera specializzata la quale mi disse che Oppido l’accusava di non aver compreso quale vaso era stato clampato, ma lei confermò la mia versione, so che venne aggredita verbalmente ma non so in che modo. Qualche giorno dopo il 16 febbraio Oppido ci convocava nella sala medici di fronte alla sua stanza, presente tutta l’equipe chirurgica, e nella circostanza ci disse che quello che era successo non era colpa nostra e dovevamo stare tranquilli in vista dell’interrogatorio della magistratura”.Le conversazioni WhatsApp tra le infermiere, anch’esse agli atti dell’inchiesta, raccontano i momenti concitati anche fuori dalla sala operatoria: “Non va… zero… è una pietra” scrive un’infermiera alla caposala alle 16.06 del 23 dicembre. E lei risponde: “Mamma mia, se lo portano sulla coscienza”. In un’altra chat la stessa infermiera chiede a una collega: “A che state?” e riceve come risposta: “Hanno portato il cuore nel ghiaccio secco. Si è congelato, forse non lo può impiantare. È un casino”. Pochi minuti dopo, la conversazione continua: “Avete risolto? Ma lui ha fatto il pazzo?” La replica spiega la difficoltà dell’operazione: “Per scongelarlo lo abbiamo messo nell’acqua calda. Se riparte è un miracolo”. E infine la domanda sul cardiochirurgo Oppido: “Ma lo sta mettendo?” La risposta: “Pazzo. E che te lo dico a fare? sì, lo sta mettendo”.L'articolo “Se lo portano sulla coscienza”, le chat delle infermiere durante il trapianto a Domenico. Ricusato uno dei periti del gip proviene da Il Fatto Quotidiano.