Red –Il Medio Oriente precipita in una nuova fase di escalation dopo l’uccisione della Guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei. Le autorità iraniane hanno promesso una dura vendetta, mentre nella regione si moltiplicano attacchi missilistici, raid con droni e proteste violente.Tra le figure politiche di primo piano che hanno invocato una rappresaglia figurano Ali Larijani e il presidente Masoud Pezeshkian, che hanno assicurato che l’Iran risponderà all’uccisione della Guida suprema. Nelle stesse ore è stata confermata anche la morte di un altro alto ufficiale militare iraniano, Mousavi.A Qom, uno dei principali centri religiosi sciiti dell’Iran, è stata innalzata la bandiera rossa della vendetta, simbolo tradizionalmente esposto nei momenti che precedono azioni militari di rappresaglia. Lo stesso gesto era già stato compiuto in passato prima degli attacchi missilistici iraniani contro Israele.Le tensioni si sono estese anche oltre il Medio Oriente. In Pakistan una folla inferocita ha tentato di assaltare il consolato degli Stati Uniti a Karachi in risposta all’uccisione di Khamenei. Gli scontri con le forze di sicurezza hanno provocato almeno nove morti tra i manifestanti. Disordini sono stati segnalati anche nei pressi dell’ambasciata americana a Baghdad, in una zona altamente militarizzata della capitale irachena.Nel frattempo emergono nuovi dettagli sugli attacchi iraniani delle ultime ore. Secondo il segretario alla Difesa britannico John Healey, due missili lanciati da Teheran sarebbero stati diretti verso Cipro. “Siamo abbastanza sicuri che non fossero diretti alle nostre basi”, ha dichiarato a Sky News, pur sottolineando che l’episodio dimostra “quanto indiscriminata sia la rappresaglia iraniana”. Nell’isola sono infatti stanziate truppe britanniche e Cipro detiene attualmente la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea.La risposta iraniana ai raid di ieri è stata quasi immediata. Israele è stato il principale obiettivo dei missili lanciati da Teheran. In diverse città israeliane sono risuonate le sirene d’allarme e la popolazione ha trascorso molte ore nei rifugi mentre il sistema di difesa Iron Dome intercettava parte dei razzi.A Tel Aviv un attacco ha colpito il centro della città danneggiando alcuni edifici. Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, una persona è morta e almeno 22 sono rimaste ferite, una delle quali in condizioni gravi.La crisi si sta allargando a diversi Paesi del Golfo. Nelle ultime ore esplosioni sono state segnalate a Dubai, inclusa l’area della celebre isola artificiale Palm Jumeirah, dove testimoni hanno riferito di aver visto una colonna di fumo e di aver sentito sirene di ambulanze. Secondo alcune testimonianze, fumo nero si sarebbe alzato da un hotel dell’isola. Un attacco con droni avrebbe inoltre colpito l’aeroporto di Dubai, causando danni lievi a un atrio e ferendo quattro dipendenti, come confermato dalla società che gestisce lo scalo.Esplosioni sono state segnalate anche nella parte orientale di Riad, capitale dell’Arabia Saudita, dove residenti hanno riferito di aver visto colonne di fumo. In Qatar, il ministero della Difesa ha annunciato che l’aviazione ha intercettato droni e missili da crociera iraniani senza che si registrassero vittime.Un video geolocalizzato diffuso dalla CNN mostra inoltre del fumo vicino all’hotel Crowne Plaza a Manama, in Bahrain. Nello stesso paese folle di manifestanti hanno manifestato a favore dell’Iran e contro l’intervento Usa.Attacchi con droni hanno colpito anche il porto commerciale di Duqm, in Oman. Secondo l’agenzia di stampa omanita, uno dei velivoli ha centrato un alloggio mobile per operai ferendo un lavoratore straniero, mentre i rottami di un secondo drone sono caduti vicino a una cisterna senza provocare ulteriori danni.Infine l’aeronautica militare iraniana ha annunciato di aver bombardato “con successo” basi statunitensi nei Paesi del Golfo Persico e nel Kurdistan iracheno. Con la regione attraversata da attacchi simultanei e tensioni diplomatiche crescenti, la crisi innescata dall’uccisione di Khamenei rischia ora di trasformarsi in uno scontro su scala regionale.