Il percorso giudiziario si era chiuso a dicembre con un accordo che sembrava mettere un punto fermo: l’ammissione delle colpe, la rinuncia all’appello e l’impegno a seguire un percorso di recupero per uomini maltrattanti in cambio della sospensione della pena. Eppure, per il filosofo Leonardo Caffo, 37 anni, è arrivata ieri un’altra sentenza. Questa volta dalla Naba, la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Come scrive il Corriere della Sera, l’università privata ha infatti deciso per il licenziamento in tronco del docente di Estetica, nonostante la sua fedina penale risulti pulita grazie ai benefici di legge ottenuti dopo la condanna per i maltrattamenti denunciati nel 2022 dall’ex compagna, Carola Provenzano.Leonardo Caffo: «Provvedimento sproporzionato»La decisione dell’ateneo è stata accolta da Caffo con un misto di stupore e amarezza. Per il filosofo siciliano si tratta di «un provvedimento sproporzionato e contrario ai principi dell’articolo 27 della Costituzione che impone che la pena sia rieducativa e non vendicativa». Secondo Caffo, la scelta della Naba agisce come «una sanzione ulteriore per fatti già definiti in sede penale» che finisce per distruggere «chi ha sbagliato invece di favorire il suo reinserimento» nella società civile. Un corto circuito che, a suo dire, ignora gli sforzi compiuti per cambiare rotta: «Ho chiesto scusa come e dove ho potuto e mi sono impegnato a cambiare e migliorare», spiega, sottolineando come oggi si preferisca «la gogna mediatica e la punizione perpetua alla possibilità che una persona continui a contribuire alla società».Caffo annuncia il ricorsoIl nucleo della contestazione di Caffo, che ha già annunciato il ricorso contro il provvedimento disciplinare, risiede proprio nel ruolo educativo dell’università. «Io, filosofo di professione, potrei insegnare non solo Kant o Hegel, ma anche la fallibilità umana, il valore del perdono, la capacità di rialzarsi e di rispettare le leggi della Repubblica anche quando non coincidono con le proprie idee», afferma con amarezza. Il docente critica duramente un sistema che, a suo avviso, sceglie di espellere chi incarna un percorso di redenzione invece di valorizzare la pluralità delle esperienze umane.Gli effetti del licenziamento sulla sfera privataOltre alla sfera professionale, la vicenda tocca da vicino quella personale e familiare, con una figlia di sei anni nel mezzo di una ricostruzione difficile. Caffo teme che il licenziamento lo costringa ad accettare incarichi all’estero, vanificando il lavoro fatto per ricucire il rapporto con la bambina. Le sue domande restano rivolte alle istituzioni: «Come potrei spiegare, un giorno, a lei o agli studenti che mi chiedono di tornare in aula, che la società premia il giudizio affrettato e non la riparazione? Come può un’istituzione universitaria prestigiosa non comprendere il valore delle differenze, del perdono, della capacità di non punire doppiamente qualcuno?». Chiede infine che venga dato «spazio a chi ha sbagliato, ha pagato e sta cercando di riscattarsi», avvertendo che se le istituzioni cedono alla «paura del giudizio altrui, o per qualche rumore di sottofondo sui social», finiscono per perdere ogni forma di rilevanza e natura. Dal canto suo, la Naba ha scelto la linea del silenzio, rifiutando di commentare la vicenda nel rispetto della riservatezza dei soggetti coinvolti.L'articolo Leonardo Caffo licenziato dalla Naba dopo la condanna per maltrattamenti. Il filosofo: «Scelta vendicativa e anticostituzionale» proviene da Open.