Vivo o morto? Ferito o incolume? Non c’è certezza al momento sul destino della Guida suprema iraniana Ali Khamenei, dopo che il suo compund di sicurezza alle porte di Teheran è stato colpito da un raid massiccio nell’ambito dell’operazione militare lanciata da Stati Uniti e Israele dalle prime ore di sabato 28 febbraio. «Rimarremmo scioccati se Khamenei apparisse in diretta. Secondo la nostra valutazione, non è più tra noi, ma stiamo aspettando una conferma definitiva», ha riportato un alto funzionario di Tel Aviv, citato dal Canale 12 israeliano. Anche altre fonti consultate da Reuters danno per probabile la morte di Khamenei. Mentre il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha detto nel pomeriggio che la Guida suprema del Paese è ancora in vita «per quanto ne so». L’unica cosa che appare certa, dunque, è che i contatti con lui – ch si presume nascosto da giorni o settimane in un bunker di sicurezza – sono andati perduti dopo l’inizio degli attacchi di Israele e Usa. Ma chi è Ali Khamenei, e qual è il suo peso?Gli studi, gli arresti, la Rivoluzione islamica Ali Hoseyni Khamenei è nato a Mashhad, nel nord-est dell’Iran, il 19 aprile 1939. La famiglia per parte di padre è azera, etnia che rappresenta circa il 16% della popolazione iraniana. Avviatosi fin da ragazzino agli studi religiosi, dai 19 anni si trasferisce nella città santa di Qom, dove prosegue la sua formazione islamica, seguendo corsi anche del futuro Ayatollah supremo Ruhollah Khomeini. Negli anni ’60 comincia lui stesso a insegnare nelle scuole religiose di Qom e prende parte a una serie di rivolte islamiche contro la dinastia allora regnante dello Scià di Persia. In quegli anni, secondo la sua “biografia” ufficiale, viene arrestato sei volte e mandato in esilio per tre volte. Quando nel 1979 Khomeini intercetta il vasto malcontento popolare e decolla la Rivoluzione islamica, così, Khamenei ne è da subito uno dei più fidi consiglieri. Nei mesi e anni successivi cresce la sua reputazione e il suo peso all’interno del nuove regime a Teheran, che mescola incarichi di tipo politico e religioso: membro del Consiglio della Rivoluzione, viceministro della Difesa, poi Guida delle preghiere del venerdì a Teheran. Dopo essere scampato a un attentato, nel 1981 raggiunge i vertici politici del Paese, eletto presidente della Repubblica islamica a furor di popolo (97% dei voti). Carica in cui sarà riconfermato nel 1985 con l’87% delle preferenze. L’elezione a Guida suprema e il potere «assoluto»Il 4 giugno 1989, morto l’Ayatollah Khomeini, Khamenei ne prende il posto come da indicazioni per la successione della prima Guida suprema del regime. Khamenei ha in quel momento 60 anni esatti. Nel corso del suo mandato – che dura dunque da 37 anni – Khamenei rafforza la sua presa sul potere, estendendo la sua influenza su tutte le decisioni chiave per il Paese: nella politica interna come in quella estera, sulle operazioni militare e di intelligence, negli affari religiosi così come nel sistema giudiziario ispirato direttamente alla sharia. Con buona pace dei presidenti di diverso orientamento che si alternano negli anni, insomma, il cuore pulsante del potere in Iran è lui. E per questo è tanto amato dai fan della Rivoluzione islamica quanto odiato dagli oppositori, dentro e fuori il Paese («Morte a Khamenei», è il grido “oltraggioso” che risuona nelle piazze dal 2009 al 2026 durante le proteste più massicce). Il suo ruolo di Guida Suprema (Velāyet-e faqīh), d’altronde, lo ammanta di uno status religioso simile a quello di un Papa, oltre che di leader politico. Ed è lui stesso a rivendicare in più di una occasione di avere un dialogo diretto con Dio. Anche se c’è chi mette in discussione le sue credenziali nella scala gerarchica del clero sciita per potersi vantare del titolo di Ayatollah supremo. La sfida a Usa e Israele e la svolta del 7 ottobre 2023Conservatore sul piano interno, inflessibile verso le ondate più o meno consistenti di proteste contro il regime, Khamenei imposta la sua presa sull’Iran anche nel nome dell’opposizione «radicale» ai due grandi nemici, Stati Uniti e Israele, indicati rispettivamente come il “Grande Satana” e il “Piccolo Satana”. Sebbene il suo orientamento sullo sviluppo di armi nucleari sia dibattuto, è lui dagli anni 2010 ad ispirare il rafforzamento di quell’«Asse della Resistenza» chiamato a moltiplicare le minacce tutt’attorno a Israele, ma anche ad altri rivali regionali come l’Arabia Saudita: Hezbollah in Libano, con rifornimenti ingenti di armi attraverso la Siria dell’alleato Bashar al-Assad, Hamas nella Striscia di Gaza, le milizie Houthi in Yemen e quelle operative in altri Paesi dell’area come l’Iraq. Una strategia che culmina nell’attacco del 7 ottobre 2023 di Hamas nel sud di Israele. Il fattore scatenante di un rivolgimento completo in Medio Oriente che finisce per indebolire pesantemente però quell’Asse, con un mattone che cade dopo l’altro. Con la Russia grande alleata concentrata sulla guerra in Ucraina, l’Iran resta più solo, piegato anche dalla crisi economica derivante dalle sanzioni internazionali. E dopo gli attacchi di giugno scorso ai siti di produzione nucleare e ai vertici militari, ora Usa e Israele scommettono sul collasso del regime, cogliendo il momento anche della rabbia popolare dopo le proteste di inizio anno represse nel sangue dagli Ayatollah. La famiglia e il possibile successore Sposato dal 1964 con Mansoureh Khojasteh Bagherzadeh, nata anche lei in una famiglia religiosa a Mashhad, Ali Khamenei ha sei figli: Mustafa, nato nel 1965; Mujtaba (1969); Masoud (1974); Maitham (1978); Boshra (1980); Hoda (1981). Tra gli osservatori si ritiene che il successore designato dall’attuale Guida suprema possa essere proprio il secondo figlio Mujtaba, oggi a capo della milizia Basij. Ammesso e non concesso che il regime sopravviva alla guerra iniziata la mattina di sabato 28 febbraio 2026. L'articolo Chi è Ali Khamenei, la Guida suprema dell’Iran nel mirino di Usa e Israele, e chi potrebbe succedergli in caso di morte proviene da Open.