Un college nel Vermont, delitti e presenze oscure: perché “The Shadow” è il libro horror che sta conquistando la Gen Z

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Non leggo quasi mai horror. È un territorio che di solito lascio ad altri, ma i libri – come certe coincidenze – arrivano quando vogliono. Questo è entrato in casa attraverso una delle mie figlie ventenni, la stessa che avevo convinto a leggere Gobetti e che stavolta ha convinto me a leggere Asia Werty, autrice che porta perfino il suo stesso nome. Ho iniziato per curiosità, pensando di essere fuori posto, e invece mi sono ritrovato dentro un romanzo che merita di essere raccontato proprio da chi non appartiene al genere.«Un libro deve essere un’ascia per rompere il mare di ghiaccio che è dentro di noi», scriveva Franz Kafka. Certi romanzi ci ricordano che viviamo in un piccolo angolo di luce circondati dall’oscurità di ciò che non conosciamo. Un college pieno di ombre. Una relazione pericolosa e tossica spinta al limite. Misteri, sangue e desiderio: sta scalando le classifiche The Shadow di Asia Werty, romanzo horror dalle atmosfere cupe e nebbiose come le montagne del New England.Siamo sul finire dell’estate e per gli studenti del Templeton College, tra i boschi del Vermont, è tempo di rimettersi sui libri. Olivia Devenport, aspirante scrittrice, si prepara a un provino con la regista Alicia Truman quando una serie di delitti atroci getta il campus nel caos. Il panico cresce, circolano voci di presenze sovrannaturali, e Olivia e i suoi amici avvertono la catastrofe in arrivo.L’arrivo di Julian, giovane e tenebroso rampollo della famiglia Redmond, coincide con l’inizio degli eventi sanguinari. Presto l’orrore colpisce anche chi è più vicino a Olivia. Lei ancora non lo sa, ma un richiamo oscuro legato al passato di Julian la trascinerà in un gorgo senza fine, costringendola a scendere dentro il proprio “mistero”.Gli Shadow sono creature parassite: non succhiano il sangue, ma la volontà. Svuotano l’identità lasciando un guscio perfettamente funzionante. Sono i divoratori di attenzione e personalità che conosciamo bene: il romanzo, a ben vedere, è un ritratto della Gen Z, cresciuta tra internet e social media, in bilico tra competizione, ricerca di sé e illusioni. Una generazione spesso immersa in mondi alternativi, con corpi presenti e menti altrove.Su ogni pagina aleggia Lovecraft: «L’emozione più antica e potente del genere umano è la paura, e la paura più antica e potente è la paura dell’ignoto».Werty non si accontenta del “jump scare”: segue la via dei classici, ricordandoci Shirley Jackson. Il vero orrore non è ciò che striscia nel corridoio, ma ciò che sorride dallo specchio quando sappiamo di essere soli. Dalle prime pagine veniamo colpiti da una violenza che non concede tregua. Poi tutto si muove come nell’attesa di una tempesta. A dispetto della copertina, The Shadow non ha nulla del romance: è puro horror. L’autrice scava nel trauma con ferocia. Il mostro esterno è la proiezione del vuoto interno. Mentre molto horror contemporaneo cerca di spiegare il male, Werty lo lascia vivere, respirare. Se c’è una morale, è questa: il bene e il male non sono mai dove li mettiamo.Il Vermont è il palcoscenico dei numi tutelari dell’autrice: Donna Tartt e Bret Easton Ellis, che hanno frequentato il vicino Bennington College. Se diventasse una serie Tv, i protagonisti sembrano scritti per Carey Mulligan e Timothée Chalamet; la colonna sonora, come ha detto l’autrice, oscillerebbe tra Police e Siouxsie and The Banshees. Pur ambientato oggi, il romanzo è attraversato dalla lente deformante degli anni Ottanta e Novanta. È da lì che Werty ci invita a guardare nell’abisso, corteggiando le nostre paure più inconfessabili.L'articolo Un college nel Vermont, delitti e presenze oscure: perché “The Shadow” è il libro horror che sta conquistando la Gen Z proviene da Il Fatto Quotidiano.