Nonostante le proteste sindacali accelera il percorso verso la possibile liquidazione volontaria della storica casa editrice milanese Hoepli, annunciata dal Fatto lo scorso 10 febbraio. Il consiglio di amministrazione della società, tenuto il 25 febbraio, ha deciso per la convocazione dell’assemblea degli azionisti che avrà all’ordine del giorno la procedura straordinaria. La data precisa delle assise societarie dev’essere ancora convocata (sono in corso di perfezionamento le ultime formalità tecniche-giuridiche), ma il calendario sinora previsto colloca l’incontro a breve, presumibilmente (salvo rinvii tecnici) già nella settimana tra il 9 e il 13 marzo.Il rischio, come spiegato dal Fatto l’11 febbraio, è che la novantina di dipendenti della casa editrice e della libreria nel centro di Milano finiscano in cassa integrazione, nonostante nell’ultimo esercizio si sia già ottenuto il risparmio di un sesto del costo del lavoro. Ma l’ulteriore pericolo è la dispersione di un patrimonio culturale storico per l’Italia. A temere sono anche alcuni creditori, specie sul fronte dei fornitori e dei piccoli librai indipendenti che hanno rapporti di credito e fornitura con Hoepli.Il 28 novembre scorso, data dell’approvazione dell’ultimo rendiconto annuale al 30 giugno 2025, l’assemblea societaria aveva visto la partecipazione di tutti i soci: la società maggioritaria e capogruppo Sef (49,2%), espressione del ramo della famiglia del fondatore che fa capo a Ulrico Carlo Hoepli suddiviso tra i tre figli Giovanni, Matteo e Barbara che con le loro azioni proprie controllano direttamente e indirettamente i due terzi del capitale della casa editrice, e poi Giovanni Nava, uno dei due figli di Bianca Hoepli, che detiene il restante terzo del capitale. Che tra i due blocchi non corra buon sangue e lo scontro ormai sia al calor bianco, senza esclusione di colpi e con varie cause civili e penali ancora in corso, lo testimonia il verbale di quell’assemblea nel quale il delegato della società maggioritaria si rivolgeva a Giovanni Nava, presente come uditore, affermando che “sia stato proprio a causa dell’escalation di insubordinazione sua e dei suoi delegati che si è deciso di ammettere in assemblea un solo delegato” per socio “come prevede la legge, decisione supportata da pareri legali di autorevoli accademici”.Il bilancio al 30 giugno 2025 si era chiuso con ricavi in calo dell’8,5% su base annua a 29,56 milioni, sul quale hanno pesato il calo del mercato editoriale e l’inverno demografico che comincia a colpire l’editoria scolastica, ma con un taglio netto del 10,9% dei costi di produzione a 30,74 milioni, ottenuto soprattutto riducendo del 14,6% il costo del lavoro a 4 milioni. La perdita aveva sfiorato il milione, in aumento di un terzo rispetto all’anno prima, ma il patrimonio netto resta positivo per 11,38 milioni. L’azienda è stata già sottoposta a una cura draconiana: i debiti sono stati ridotti di 4,55 milioni da 12,12 a 7,57 circa, 5,4 verso fornitori ma in forte riduzione con un calo di due milioni e mezzo, mentre i crediti sono cresciuti a 9,36 milioni. In frenata i flussi finanziari dell’attività operativa passati in negativo per 4,05 milioni, dei quali 446mila euro negativi prima delle variazioni del capitale circolante (l’anno prima il cash flow operativo era positivo per meno di 17mila euro). Nei 12 mesi al 30 giugno 2025 però l’attività editoriale era frenata: 133 novità pubblicate contro le 138 dell’esercizio precedente (-3,6%), 30 nuove edizioni contro 47 (-36,2%), 617 ristampe contro 859 (-28,2%), copie prodotte calate del 21% da 1,38 a 1,09 milioni.A pesare lamentava il presidente Matteo Hoepli era stato soprattutto il mancato aggiornamento dei tetti di spesa per l’editoria scolastica e il crollo del 20-25% degli incassi mensili della libreria internazionale Hoepli nel primo semestre dall’anno scorso. Il bilancio veniva approvato con i due terzi dei voti del ramo della famiglia Hoepli e il voto contrario di Nava, con l’aggiunta che si stava “valutando la possibilità di convocare un’assemblea degli azionisti allo scopo di illustrare le possibili strategie future e di valutare l’assunzione di importanti decisioni al riguardo, in particolare ma non solo, alle business unit non particolarmente performanti o addirittura in perdita“.Nei mesi scorsi Hoepli era stata così coinvolta in trattative per la cessione del catalogo dell’editoria scolastica, avviate prima da Mondadori e poi da Feltrinelli ma concluse senza successo, anche a causa della posizione contraria di alcuni azionisti. Proprio quella trattativa finita in alto mare ha portato all’esplosione delle ultime divergenze e alla volontà della maggioranza della compagine azionaria di liberarsi di fatto dei soci di minoranza. Ora nelle trattative per il catalogo della scolastica, secondo alcune fonti, è entrato anche un nuovo concorrente, un fondo estero controllato dalla casa editrice Pearson.Nel frattempo però la situazione occupazionale sta diventando deflagrante. In un recente incontro, spiegano Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil e la Rsa, “la proprietà non ha risposto alle sollecitazioni sindacali in merito alle strategie da mettere in campo a ripresa delle normali attività, requisito indispensabile per l’autorizzazione della cassa integrazione ordinaria”. I lavoratori hanno poi preso atto di una “situazione estremamente critica” e hanno così deciso che “in queste condizioni di incertezza, non sarà possibile siglare un accordo di cassa integrazione ordinaria il prossimo 3 marzo” durante un nuovo incontro con l’azienda. Per quella data è previsto infatti un nuovo aggiornamento del tavolo sindacale.I sindacati saranno ascoltati in audizione dalla Regione Lombardia il prossimo 5 marzo, intanto però chiedono al Comune di Milano “la convocazione di un tavolo, in cui coinvolgere la proprietà”. Nel frattempo i lavoratori chiedono “chiarezza immediata sulle reali intenzioni della proprietà, l’abbandono di ogni ipotesi di liquidazione della società, un piano strategico di rilancio all’altezza delle nuove sfide di mercato e l’attivazione di tutte le istituzioni locali a tutela della continuità occupazionale e dell’integrità del marchio e del catalogo. La mobilitazione – concludono i rappresentanti dei lavoratori – è solo all’inizio e necessita della più ampia partecipazione della cittadinanza milanese”. “Non permetteremo che un patrimonio di interesse pubblico, simbolo culturale di Milano, si trasformi nell’ennesima speculazione privata nel cuore di una città che sta perdendo definitivamente la sua anima”, concludono i sindacati.L'articolo La casa editrice Hoepli accelera verso la liquidazione: assemblea entro metà marzo. Novanta dipendenti a rischio proviene da Il Fatto Quotidiano.