Il Festival del binario unico

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Il circoletto ha sentenziato: Sanremo 2026 è un flop. Il problema è che ha sentenziato mesi prima che iniziasse. Aveva già iniziato a storcere il naso dallo scorso anno, perchè “ah, il Festival di Amadeus…”.E Carlo Conti è partito col vento contrario: i discografici gli hanno voltato le spalle. Come se ci fosse un’intesa o un piano per ripristinare lo status quo, ipotesi che nessun vertice aziendale con un minimo di dignità prenderebbe in considerazione.Succede così, che Sanremo 2026 sia nato sotto una cattiva stella e abbia avuto il problema principale che un Festival possa avere: un cast debole, composto in larga parte di cantanti poco radicati nel mainstream.Il secondo problema, conseguenza del primo, è il conduttore stesso, come per quasi tutti i Sanremo degli ultimi due decenni. Da anni il Festival è ostaggio di conduzioni monocorde, ingabbiate tra creatività latitante e improvvisazione inesistente. Qualità imprescindibili in ogni caso, tanto più se ti ritrovi con un cast poco trascinante. E se a questo aggiungi un autorato conservato sotto naftalina, il quadro è completo.È un Festival del binario unico, senza nessuna deviazione, senza nessun rischio. Ma se il paesaggio circostante non ti rapisce, c’è poco da fare, il viaggio diventa noioso e non vedi l’ora di arrivare a destinazione. Carlo ha dunque dovuto fare i Conti con i propri limiti, venuti fuori tutti in maniera prepotente, ma alla fine se l’è cavata più che bene. I brani in gara hanno conquistato consensi ascolto dopo ascolto, i comprimari sono stati gradevoli e la co-conduttrice, Laura Pausini, interessante. Il guizzo era tutto suo, ma sembrava quasi represso, come per paura di urtare la sensibilità del capo.E poi, diciamolo pure, non era possibile giocare continuamente al rialzo. Sanremo è fatto di cicli che si aprono e si chiudono. Ed evidentemente con il Conti bis – che poi è un quinquies – se n’è chiuso un altro. In maniera del tutto naturale. Adesso è il momento di cambiare. E come tutti i cambiamenti può essere doloroso oppure sorprendente. In bocca al lupo a Stefano De Martino.The post Il Festival del binario unico appeared first on Davide Maggio.