Milano Fashion Week 2026, la “notte” di Gucci e la quotidianità di Tod’s: le sfilate più importanti della quarta giornata

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La Milano Fashion Week 2026 ha fatto il giro di boa, ma oggi è stato il giorno del debutto in passerella di Demna Gvasalia con Gucci, dopo l’assaggio del suo stile per la maison italiana a settembre 2025. Lo seguono nel pomeriggio Moschino e Gcds, mentre il posto per la prima sfilata della giornata è stato occupato da Tod’s.Tod’sTod’s e la autunno-inverno 26/27 ci proiettano in un set quasi domestico, dove le modelle entrano in azione scendendo le scale e si fanno ammirare entrando e uscendo da “stanze”. La collezione si basa su capisaldi ben chiari, riconoscibili per tutto lo show: tanta importanza data ai capispalla, in particolar modo cappe, trench e cappotti – stretti in vita con cinture sottili – si fanno protagonisti dei look rendendoli adatti alla vita quotidiana e agli aspetti funzionali dell’abbigliamento, con una silhouette affilata e controllata anche nelle forme più ampie. Al di sotto, i pantaloni si spostano da tagli sartoriali fluidi o leggings slim, mentre per le calzature nessun tacco poco pratico, al massimo tacchi kitten, ma soprattutto stivali e scarpe flat. La palette, essenziale e calma nei toni più freddi e caldi del marrone, grigio mélange, nero, bianco e azzurro, tinge la collezione intera compresa la maglieria, morbida e dalle spalle importanti o trasformata in abiti alla caviglia. Tanto valore assunto dalla pelle, dalla texture morbida e liscia, che compone non solo i capispalla e i pantaloni ma addirittura vestiti interi.GucciTra i momenti più attesi di tutta la Fashion Week, c’è stato sicuramente il primo show in passerella di Demna per Gucci. La collezione è stata preceduta da una lettera/dichiarazione d’amore per il brand da parte dello stilista, che recitava l’intenzione di innalzare il nome Gucci a emozione, talmente in alto da farlo diventare “aggettivo”, tanto quanto – citando proprio la lettera – Gucci sia: dramma, passione, eccesso, contraddizione, amore e odio, trionfo e collasso, orgoglio e vulnerabilità, perseveranza, caos, genio. In un lungo corridoio museale illuminato solo nel punto di passaggio di modelli e modelle e nelle statue greco-romane alle spalle degli spettatori, Demna mette in scena quello che sembra essere un concentrato di moda e sensualità: tra il set bianco-nero-asettico, il primo look ci da subito le delle vibe alla “Basic Istinct” con un tubino corto bianco a collo alto. Da questo momento in poi le modelle – tra cui Alex Consani e Emily Ratajkowski – camminano in modo ammaliante su tacchi vertiginosi e con la borsetta nell’incavo del gomito in modo molto femminile, indossando tailleur giacca-gonna aderenti in tessuti semilucidi o leggings fusi con il pantalone. Rincarano la dose i modelli in look rivelatori dei loro fisici scolpiti e la camminata da “macho” o quelli più esili, entrambi però con giacche biker in pelle accorciate all’ombelico o magliette attillate. Nella collezione il mood è notturno ma non propriamente oscuro: il nero la fa da padrone con interventi di bianco, grigio e blu notte, mentre gli unici altri colori vengono dalle naturali nuance marroni delle pellicce e dalle stampe floreali di abiti fluttuanti. Le pelli, i brillanti e i tessuti lucidi si avvicinano al corpo dei modelli in silhouette asciutte, eccezion fatta per look con completi oversize con camicia tono su tono. Le costruzioni dei capi incarnano proprio il vento di novità di cui Demna si fa portavoce, le silhouette lasciano il corpo libero e consapevole di sè stesso, liberandolo addirittura dall’impedimento delle cuciture realizzando capi “seamless”. Con gli accessori Demna reinterpreta la classica Gucci Bamboo 1947 sostituendo il legno con segmenti di pelle assemblata, facendo spazio apposito a smartphone e altri “essentials”, mentre per le calzature presenta la sua prima sneaker Manhattan fondendo il basket con la praticità delle scarpe slip-on. Sembra che Demna ci voglia far vedere in sequenza i look-stereotipo – concetto che aveva già proposto con la presentazione di settembre 2025 – che puoi trovare in una notte urbana: dai “pigiami” t-shirt e pantaloni – che i modelli portano senza scarpe proprio come prima della buonanotte – ai look da “discoteca”, fino ai preziosi vestiti lunghi in paillette per le cene importanti o gli eventi di gala. La quintessenza del vestito serale viene indossato come uscita finale dalla leggendaria Kate Moss, tempestato di brillanti e schiena scopertissima da cui esce l’ormai iconico “g-string” con logo Gucci proposto per la prima volta per la maison da Tom Ford, ma questa volta in oro bianco e diamanti.MOSCHINOAdrian Appiolaza con Moschino dichiara amore all’Argentina, la sua terra natale, unendo ricordi d’infanzia con l’affetto e il divertimento del brand. Una collezione ricca di riferimenti pop iconici dell’Argentina ma dallo spirito nobile dato dalla nostalgia, nell’ironia tipica di Moschino. Ecco quindi maglieria morbida – che appare anche “squarciata” con la di sotto motivi a quadri, come a dire ecco che cos’era prima dell’usura – e tailoring invece strutturato. I capi si muovono tra le varie declinazioni di un look vintage, dall’abbigliamento pensato per la montagna che sia tecnico o solo spessa lana, fino ai completi da cui escono riccioli di volant realizzati in lattice. La palette rimane per lo più neutra o docile, con il nero a un estremo che attraverso marrone, bordeaux e beige arriva fino al bianco, al rosa e all’azzurro. Tanto spazio invece alle stampe e applicazioni, da cui inizia a emergere il carattere ironico e divertente del brand: cavalli e fiori stampati si trasformano poi in ricami di tulle o grosse paillette-mosaico che riproducono la fotografia dell’obelisco di Buenos Aires. Le scarpe si rifanno a un altro grande classico della cultura argentina, il tango, lasciando scoperte le dita in un “peep-toe” casual, a volte con frange e drappi di tessuto a muoversi coi passi. I giocattoli di Moschino si sublimano con una maxi-maglia stampata con Mafalda, la protagonista dei fumetti, mentre le borse prendono le sembianze di sacchetti di churros, cactus, o i vecchi telefoni a cornetta della nonna.SA SU PHIL’autunno-inverno di Sa Su Phi parla della donna e dell’architettura della sua femminilità e del rapporto di quest’ultima con la città di Milano: un modo di vivere vero attraverso le sue strade, dove la città da le lettere e la femminilità compone le parole. Il fulcro tessutale di tutta la collezione si divide tra la maglieria e la seta; la prima diventa mantelle, gonne, cappelli e completi destrutturati in tessuti tradizionali check e spigati, mentre la seconda accompagna ammorbidendo le silhouette diventando anche lucida a mo’ di metallo liquidoAnche la palette riprende il rigore e lo spirito urbano di Milano: bianco e nero come confine riempito da neutri come blu navy, bordeaux e verde oliva, ma anche da accenti pastello più vivaci. Noi ve lo diciamo: tenete d’occhio questo brand perchè è tra i look sfoggiati da Miranda Priestly nel sequel de Il diavolo veste Prada che uscirà al cinema il prossimo maggio e, ci scommettiamo, poi avrà un super boom.GCDSGiuliano Calza ci trasporta in un centro commerciale popolato da oggetti ingigantiti – o siamo noi ad essere diventati piccini?. “What’s in my bag” è la collezione che festeggia i dieci anni di attività del brand e si pone come continuità dei suoi stessi codici: le modelle escono da una gigante borsa shopper indossando look che sembrano appartenere a sensuali bambole dei primi anni Duemila: micro dress trasparenti si movimentano grazie ai volant e a stampe prima animalier e poi pois nei toni del rosa e del giallo, abbracciando prima grosse borse a forma di gatto, dopo modelli piccoli a forma di bauletto cubico. Anche i corsetti si fanno vestito stringendo la vita e allargando i fianchi, mostrando la struttura sottostante grazie al tessuto trasparente. Non mancano i denim visti anche in versione shorts e la pelle, in stampa animalier che va dai pantaloni alle giacche ma anche di ispirazione biker. A proposito di moto, lanciata con questa collezione la collaborazione con Valentino Rossi – seduto con la moglie in prima fila – , di cui si riconosce il numero di gara e il font classico riprodotto in brillanti su magliette, cappelli e felpe. La palette è varia con focus sui colori pastello, ma non manca il nero soprattutto su total look e vestiti trasparenti o di pizzo. Per il footwear non possono mancare di certo le scarpe “morso” tipiche del brand, assieme a tacchi pump e stivali con plateau trasparente, oltre a sneakers-stivali in pelle metallizzata.EleventlyLa collezione donna autunno-inverno 26/27 di Eleventy, prendendo ispirazione da un’ideale donna viaggiatrice, costruisce un armadio che mette al centro del suo senso la qualità delle materie e la purezza delle linee. Dall’outerwear fatto di cappotti, piumini e giacche in tweed, passando per i capi più comodi come felpe e giacche destrutturate e arrivando fino a pantaloni e gonne, tutto si compone di lana, cachemire, mohair, flanella e seta, accesi qua e la da accenti di paillettes e fili di lurex. Spazio riservato anche al camoscio per pantaloni e giacche biker o sfrangiate. Il footwear riflette la totalità dell’armadio con sneakers, mocassini e sandali gioiello. Protagonisti della palette cromatica invece colori come il verde giada e il viola, assieme ai più neutri beige, marrone, nero e bianco.L'articolo Milano Fashion Week 2026, la “notte” di Gucci e la quotidianità di Tod’s: le sfilate più importanti della quarta giornata proviene da Il Fatto Quotidiano.