Al primo gennaio 2025, gli stranieri presenti sul territorio nazionale hanno sfiorato la quota di sei milioni, attestandosi precisamente a 5 milioni 898mila, con un incremento di 143mila persone rispetto all’anno precedente. Di questi, i residenti ufficiali sono 5 milioni 371mila, pari al 9,1% della popolazione complessiva, mentre circa 188mila sono soggiornanti regolari non iscritti in anagrafe e 339mila sono stimati in condizione di irregolarità. La comunità romena continua a rappresentare il gruppo più numeroso con oltre un milione di residenti, seguita da albanesi e marocchini, in un panorama dove dieci nazionalità diverse concentrano quasi i due terzi della popolazione straniera residente. Dati elaborati dalla Fondazione Ismu (Iniziative e Studi sulla Multietnicità), ente di ricerca scientifica indipendente arrivato quest’anno alla trentunesima edizione del Rapporto sulle Migrazioni.Secondo il Rapporto, l’invecchiamento progressivo della popolazione italiana ha reso la presenza straniera un fattore cruciale per l’equilibrio del nostro mercato del lavoro, con le preoccupazioni espresse dal mondo produttivo che trovano conferma nei dati: su oltre un milione e 358mila assunzioni di stranieri programmate dalle imprese per il 2025, oltre la metà viene considerata di difficile reperimento. Carenza particolarmente allarmante nel settore dell’assistenza domiciliare e del lavoro domestico, dove le stime di Assindatcolf e Idos indicano che tra il 2026 e il 2028 mancheranno all’appello circa 60mila lavoratori tra colf e badanti. La forza lavoro straniera è caratterizzata dall’età, con il 43,5% degli occupati che ha meno di quarant’anni, quota che supera il 53% tra i cittadini provenienti da Paesi extra europei. Nel corso del 2024, mentre l’occupazione generale è cresciuta dell’1%, quella straniera è aumentata del 4%, arrivando a rappresentare l’11% del totale dei lavoratori in Italia. Una presenza concentrata per un terzo nei servizi personali e collettivi, seguiti dall’agricoltura e dall’edilizia.Nondimeno, il rapporto evidenzia una persistente segregazione professionale: l’80% degli occupati stranieri è relegato nel segmento secondario del mercato del lavoro, caratterizzato da basse qualifiche, contro una percentuale di appena il 7,6% per i lavoratori nati in Italia. Squilibrio che si riflette pesantemente sui redditi, con uno stipendio medio per i lavoratori stranieri inferiore del 30,4% rispetto alla media complessiva. La differenza si traduce in poco più di 17mila euro annui contro i circa 24.500 degli italiani. Una disparità economica che, scrive Ismu, limita l’attrattività dell’Italia per gli immigrati più istruiti, favorendo una selezione negativa dei flussi, ma spiega anche l’elevata incidenza della povertà assoluta, che colpisce il 35,2% delle famiglie di soli stranieri rispetto al 6,2% delle famiglie italiane.Sul fronte dei nuovi arrivi, gli sbarchi via mare nel 2025 sono rimasti sostanzialmente stabili a quota 66mila, segnando una flessione minima dello 0,5% rispetto a un 2024, anno che però aveva già visto un dimezzamento degli arrivi dal 2023, quando gli arrivi erano stati 157 mila. La rotta del Mediterraneo centrale ha causato almeno 1.342 tra morti e dispersi registrati nel corso dell’anno. Il Rapporto precisa che la stabilità degli sbarchi è in gran parte dovuta all’intensificarsi delle intercettazioni in mare, che tra l’inizio del 2023 e l’estate del 2025 avrebbero impedito l’arrivo di 236mila persone, avvenute per quasi l’80% al largo delle coste della Tunisia. Di conseguenza, la Libia è tornata a essere il principale Paese di partenza, soprattutto per cittadini provenienti da Bangladesh, Eritrea ed Egitto. Al contrario, gli ingressi via terra dalla frontiera slovena sono crollati, passando dai 12mila del 2023 ai meno di quattromila dei primi otto mesi del 2025. Parallelamente, si registra la contrazione delle domande di asilo e a un drastico aumento dei dinieghi: nei primi nove mesi del 2025 è stato rifiutato il 70,2% delle richieste, con picchi che superano l’80% per chi proviene da Bangladesh, Egitto e Tunisia.Quanto all’integrazione della popolazione straniera, passa inevitabilmente per le scuole e le nuove generazioni. Gli studenti con cittadinanza non italiana sono circa 930mila, pari all’11,6% della popolazione scolastica totale, con una forte concentrazione nel Nord Italia. La Lombardia ne accoglie oltre un quarto, seguita da Emilia-Romagna, Veneto, Lazio e Piemonte, con Milano che si conferma la città con la presenza scolastica straniera più alta davanti a Roma e Torino. Sebbene cresca il numero di studenti stranieri che si iscrive ai licei, persistono forti divari negli esiti formativi e un rischio di dispersione scolastica implicita molto più elevato rispetto ai coetanei italiani. Le prove Invalsi mostrano punteggi inferiori in italiano e matematica per gli studenti di prima generazione, anche se il divario in matematica tende ad annullarsi nel corso degli studi e gli studenti stranieri ottengono spesso risultati migliori nelle prove di inglese. Un segnale positivo di stabilizzazione arriva dalle acquisizioni di cittadinanza, che si attestano a circa 200mila all’anno; nell’ultimo decennio, su 1,6 milioni di nuovi cittadini italiani, ben 620mila erano giovani sotto i vent’anni. Il Rapporto sottolinea che chi acquisisce la cittadinanza mostra infatti maggiori possibilità di migliorare la propria condizione socio-economica, suggerendo che i percorsi di integrazione giuridica siano uno strumento fondamentale per superare le attuali criticità del sistema migratorio italiano.L'articolo Sei milioni di stranieri in Italia: dove vivono e quanti sono, irregolari compresi. I dati del 31° Rapporto sulle Migrazioni proviene da Il Fatto Quotidiano.