Il governo Meloni lancia la tassa sul cloud. Le proteste: “Danneggia le aziende italiane e avvantaggia Big tech”

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Altro che governo sovranista. Secondo le aziende tecnologiche italiane il decreto del ministero della Cultura con la tassa sul cloud “rischia di penalizzare” le imprese locali, “a vantaggio di grandi piattaforme internazionali difficilmente raggiungibili dal meccanismo di controllo e prelievo”. Ovvero, un possibile assist a Big Tech a danno delle aziende patrie. Che valutano un ricorso in tribunale contro il provvedimento, firmato dal meloniano Alessandro Giuli il 23 febbraio. A lanciare l’allarme è il comunicato congiunto firmato da Assintel e Aiip: la prima è l’Associazione nazionale delle imprese ict di Confcommercio; la seconda raduna i piccoli e medi internet service provider (i fornitori di connessioni internet).La tassa si applica alle aziende che producono dispositivi digitali con una memoria integrata: smartphone, computer, penne Usb, hard disk e ogni dispositivo per archiviare file digitali. Il motivo del tributo? Questi strumenti potrebbero ospitare contenuti illegali protetti dal diritto d’autore. Per l’esecutivo, ne discende l’obbligo dell’obolo (la tassa per la copia privata) da versare alle società che tutelano il copyright (come la Siae) per compensare le perdite dovute alla pirateria. Il cloud è lo spazio di memorizzazione digitale dove le persone conservano sovente la loro vita privata: foto, documenti, conversazioni in chat. Ma il tributo si paga anche senza conservare film o canzoni “rubate”. Oltre alle imprese, la tassa penalizza anche le tasche dei consumatori, perché salirà il costo degli strumenti tecnologici.Le aziende italiane: “Prezzi su del 20%. Le aziende estere non è detto che paghino”Anitec-Assinform, l’associazione di Confindustria che raggruppa le imprese Ict e dell’elettronica di consumo, stima un “aumento dei costi intorno al 20 per cento”. La sigla esprime “forte preoccupazione” per il provvedimento, ricordando “le ripetute richieste di confronto” prive di “riscontro, lasciando fuori dal processo decisionale le imprese chiamate a sostenere il compenso”. Il presidente Aiip (Associazione internet service provider) Giuliano Claudio Peritore è della stessa idea. Ma a ilfattoquotidiano.it sottolinea un altro paradosso: i dati archiviati sui cloud aziendali “nella stragrande maggioranza dei casi, nulla hanno a che fare con contenuti tutelati dal diritto d’autore. Basti pensare, ad esempio, ai sistemi di videosorveglianza, alla sensoristica aziendale, all’IoT (Internet of things, ndr)”.La presidente di Assintel Paola Generali rincara la dose contro la tassa: “A pagarne il prezzo più alto saranno le micro, piccole e medie imprese italiane, danneggiando chi ha scelto di investire nel nostro Paese, di occupare lavoratori italiani e di pagare le tasse in Italia”. E i giganti esteri? “Soggetti operanti da altre giurisdizioni potrebbero non dover affrontare nella stessa misura il costo aggiuntivo”. Dunque non è detto che Big Tech pagherà la tassa. Il provvedimento non piace neppure ai colossi americani, con i muscoli per reggere l’urto, al contrario delle imprese locali. “Il risultato sarebbe di fatto una situazione di svantaggio proprio per chi rappresenta la spina dorsale dell’economia digitale italiana”, avvisa la presidente Assintel.La beffa per l’utente: doppio pagamento della tassa per la copia privataCon la tassa sul cloud, il governo Meloni si è aggiudicato un primato globale, secondo il manager di Google Diego Ciulli: “L’Italia è il primo paese al mondo a fare questa scelta”, ha scritto su linkedin il capo degli Affari governativi e politiche pubbliche per Italia, Grecia e Cipro. “Sembrava una proposta senza alcuna base, invece l’hanno approvata davvero: i cittadini italiani dovranno pagare la cosiddetta ‘copia privata’ anche sullo spazio Cloud. Anche quando quello spazio è gratuito. E persino quando quello spazio non è utilizzato. Solo perché esiste, e quindi potrebbe in teoria essere usato per caricarci una canzone piratata”. Tecnicamente il contributo lo pagano le aziende, ma il dubbio che venga scaricato sul prezzo finale pagato dal consumatore è quasi una certezza. Così l’utente è gabbato due volte: prima paga la tassa sulla copia privata quando compra il pc o lo smartphone, poi fa il bis abbonandosi al servizio cloud. Eppure, secondo Ciulli, quasi mai gli utenti usano la nuvola per conservare contenuti illegali protetti da copyright.La dipendenza tecnologica dagli Usa e i rischi per la sicurezzaLa tassa sul cloud non è solo un problema di spesa per gli utenti, ma un ostacolo alla crescita delle aziende italiane in un settore strategico per la sicurezza nazionale. I dati sensibili della pubblica amministrazione finiscono anche nella nuvola digitale, un mercato dominato da Big tech. Ma con i dissapori e le tensioni tra l’Europa e Donald Trump, la fiducia nei colossi tecnologici americani è ai minimi storici. Anche per solidi motivi legali: in virtù del Cloud act (voluto da Trump nel 2016 e mai abolito da Biden) il governo Usa può accedere ai dati sui server di aziende americane, ovunque si trovino, per motivi di sicurezza nazionale. Ecco perché in tutta Europa si parla di “cloud sovrano”, gestito da aziende locali senza rischi di intrusioni da parte del “grande fratello” Usa. Oltre 100 aziende europee (incluso il colosso francese Airbus) hanno rivolto un appello ai governi Ue per affidare i servizi ad imprese del Vecchio continente: l’unica via per sostenere l’industria tecnologica europea e superare la dipendenza dagli Stati Uniti e Big tech.Ma l’Italia sembra non avere fretta di sganciarsi da Donald Trump, puntando tutto sui colossi americani. Alla conferenza di Monaco sulla cybersicurezza tenutasi a febbraio, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha incontrato i rappresentanti di Amazon, Google e Oracle. Sulla “nuvola” il governo Meloni ha già scelto: a gennaio 2025 è stato siglato l’ingresso di Amazon nel Polo Strategico Nazionale, per i servizi destinati alla pubblica amministrazione. Big tech apprezza anche lo stop al disegno di legge per il divieto di social ai minori di 15 anni, fermo in commissione da ottobre 2025.L'articolo Il governo Meloni lancia la tassa sul cloud. Le proteste: “Danneggia le aziende italiane e avvantaggia Big tech” proviene da Il Fatto Quotidiano.