Gli ebrei nell’Italia antica. Dalla diaspora all’età cristiana

Wait 5 sec.

A seguito della conquista romana di Gerusalemme, avvenuta nel 70 d.C., i prigionieri di guerra furono deportati in occidente. Tra le terre che ne videro l’arrivo, l’Italia svolse un ruolo di fondamentale rilievo, dal momento che la presenza ebraica è documentata non solo in Sicilia, in Puglia, in Campania e, ovviamente, a Roma ma anche nell’intero territorio della Penisola, fino a Mediolanum e alla più lontana Aquileia. Tale presenza non ha mancato di influenzare la complessiva storia italica nel corso della quale, ai periodi caratterizzati da una convivenza sostanzialmente pacifica, si sono alternate fasi connotate da decise azioni discriminatorie. Si è dunque trattato – sostiene in questo suo saggio lo storico Giancarlo Lacerenza – di una relazione costante. Va osservato al riguardo come, durante l’età imperiale, la sparuta comunità israelita sia riuscita a inserirsi meglio di altre nella trama sociale ed economica della capitale. Fu quella l’epoca in cui vi fu inoltre una significativa diffusione dei culti giudaici in vari strati della popolazione romana. Al passaggio tra l’èra pagana e quella cristiana, insomma, gli ebrei sembrarono aver avuto la meglio su tutte le altre minoranze etniche, religiose e culturali tanto da essere i soli a resistere all’assimilazione riuscendo così a traghettare la propria identità oltre i confini del mondo antico.   Certo, è indubbio come la cristianizzazione dell’Impero abbia portato con sé la marginalizzazione degli israeliti: un fenomeno che provocò un notevole ridimensionamento degli spazi e dell’autonomia di cui essi godevano nell’ambito civile, economico e religioso. Le comunità giudaiche si trovarono pertanto a vivere in un clima di profonda incertezza, acuito poi dalle invasioni barbariche e dalle minacciose pressioni alle quali furono esposte per opera di alcuni vescovi e poteri locali, che ne sollecitavano la conversione o, almeno, l’abbandono delle loro pratiche cultuali. Il progressivo deterioramento della propria posizione sociale e giuridica non avrebbe però impedito il verificarsi di un deciso incremento numerico delle popolazioni ebraiche: è quanto viene attestato sia dalle fonti storico-letterarie sia dalla documentazione archeologico-epigrafica, che Lacerenza esamina regione per regione con grande acume e meticolosità. Emerge, dall’analisi dello studioso, come gli israeliti d’Italia siano rimasti sul territorio acquisendo una nuova fisionomia che fu arricchita, tra l’altro, dal recupero liturgico, giuridico e letterario dell’ebraico: avvenuta nel corso del IX secolo, questa riscoperta avrebbe consentito loro di conoscere meglio tanto il proprio patrimonio spirituale quanto la propria storia.