Domani Rubio a Roma, cosa dirà a Giorgia Meloni

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AGI - Il Libano sarà al centro dei colloqui del segretario di Stato americano, Marco Rubio, che domani a Roma vedrà la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e i ministri degli Esteri, Antonio Tajani, e della Difesa, Guido Crosetto. Si tratta di un passaggio che segna il tentativo di Washington di rafforzare il coordinamento con gli alleati europei sulla stabilizzazione della regione.Rubio ha delineato in modo esplicito la posizione americana sul dossier libanese, indicando anche un ruolo diretto per l'Italia: "Gli italiani sono coinvolti lì da tempo nell'addestramento della polizia e delle forze locali, quindi sarei lieto di ascoltare il loro contributo. In generale accogliamo con favore l'aiuto di tutti. Quello che deve accadere in Libano, quello che tutti vogliono vedere, è un governo libanese con la capacità di affrontare Hezbollah e smantellarlo", ha spiegato martedì parlando con i giornalisti. "Non dovrebbe esserci Hezbollah e un governo: dovrebbe esserci un governo, sotto il quale tutti si integrano. Se questo accadrà, ci sarà pace tra Israele e Libano". Il segretario di Stato ha quindi aggiunto che "bisogna costruire le capacità dei libanesi per farlo" e che "l'Italia può essere utile in questo senso".La linea americana sul LibanoLa linea americana si intreccia con l'impegno già avviato da Roma. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato ieri una riunione alla Farnesina per rafforzare le prospettive negoziali e sta lavorando, insieme alle Nazioni Unite e ai partner della missione Unifil, a un percorso di stabilizzazione del Libano anche in vista della fase successiva alla missione Onu, prevista in conclusione nel 2026. L'Italia, primo contributore europeo e tra i principali a livello globale, punta a sostenere il rafforzamento delle istituzioni e delle forze armate libanesi, in linea con l'impostazione indicata da Washington.Il viaggio di Rubio in EuropaIl viaggio di Rubio si inserisce però in una cornice più ampia, che riguarda i rapporti tra Stati Uniti ed Europa in una fase di forte pressione geopolitica. La visita a Roma - e prima in Vaticano - viene letta come un tentativo di consolidare il fronte occidentale su più dossier, dal Medio Oriente alla sicurezza energetica, fino alle crisi umanitarie. In questo quadro, l'Italia è considerata un interlocutore chiave, sia per il suo ruolo nel Mediterraneo sia per la presenza sul terreno in Libano. L'incontro con Meloni avviene infatti mentre cresce la necessità di coordinare le risposte europee agli effetti del blocco dello Stretto di Hormuz, che rischia di colpire i flussi energetici e l'approvvigionamento di fertilizzanti. Proprio su questo fronte, Tajani ha promosso un'iniziativa di coordinamento internazionale coinvolgendo oltre 40 Paesi e organizzazioni regionali.